pre e post-menopausa

Atrofia vulvo-vaginale (AVV) e qualità di vita della donna

L’atrofia vulvo-vaginale (AVV), insorta con la menopausa, può provocare secchezza vaginale, bruciore e dolore durante i rapporti sessuali.

La salute vulvo-vaginale è una componente essenziale per una vita attiva e in buona salute anche per le donne dopo la menopausa. Tuttavia, la carenza ormonale conseguente alla cessata funzionalità ovarica dopo la menopausa, determina dei cambiamenti significativi sulla anatomia e sulla funzione dei tessuti urogenitali che molto frequentemente possono dare origine a disturbi configurando la cosiddetta sindrome uro-genitale (1) di cui la atrofia vulvo-vaginale (AVV) è una importante componente.

L’AVV consiste essenzialmente in un quadro clinico caratterizzato da sintomi soggettivi tipici e da cambiamenti nell’aspetto della vulva e della vagina.

Da un punto di vista anatomico si osservano un assottigliamento delle pareti della vagina che diventano più fragili, meno elastiche e meno lubrificate e modificazioni in senso atrofico anche a livello della vulva quali pallore delle mucose, restringimento dell’introito vaginale, assottigliamento delle piccole e grandi labbra e del clitoride e presenza di eventuali petecchie o escoriazioni. I sintomi conseguenti all’Atrofia vulvo-vaginale sono soprattutto la sensazione di secchezza vaginale, dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia) prurito e bruciore.

I sintomi possono interferire con la vita sessuale e, in generale, con la qualità di vita anche nelle donne non sessualmente attive.

Diversi studi epidemiologici riportano che i sintomi dell’atrofia vulvo-vaginale coinvolgono molte donne dopo la menopausa, in media più del 50% (2). Da un punto di vista clinico la diagnosi è semplice, ma rimane per lo più una problematica non adeguatamente riconosciuta e trattata.

In recenti studi sulla popolazione italiana (3-4) la prevalenza di atrofia vaginale era del 79-81% in donne con età media 59 anni, con valori più alti nelle donne di età più avanzata, da sottolineare inoltre che i disturbi della AVV possono essere già presenti nei primi anni dopo la menopausa con una prevalenza del 36,8% in donne di età 40-55 anni i sintomi sulla vita sessuale provocati dall’Atrofia vulvo-vaginale, più frequentemente riportati, includono:

• Basso desiderio sessuale (40–55%)
• Scarsa lubrificazione (25-30%)
• Dolore nei rapporti sessuali (12–45%) (5)

Ma l’AVV si associa frequentemente anche a disturbi quali (6):

• Disagio giornaliero e sensazione di inadeguatezza (26%)
• Riduzione della sensazione di femminilità (68%)
• Riduzione dell’attività sessuale (75%)
• Incomprensioni di coppia (33%)
• Riduzione della qualità della vita (25%) (6)

 

Lunga vita alle donne e alla loro sessualità

 

La sessualità femminile è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità non solo come una componente importante della salute delle donne, ma anche come un diritto umano fondamentale.

Le curve epidemiologiche ci dicono che In tutto il mondo, le donne vivono più a lungo degli uomini, con un’attesa di vita di oltre 30 anni dopo la menopausa, che compare in genere tra i 48 e i 52 anni. È pertanto logico far sì che questa lunga fase della vita possa essere vissuta pienamente, cercando di prevenire e trattare le problematiche postmenopausali. Da questo punto di vista è importante sottolineare che, mentre alcuni sintomi tipici della menopausa come le vampate di calore in genere tendono a scomparire nel tempo, i sintomi dell’atrofia vulvo-vaginale (AVV) hanno un andamento cronico evolutivo, perché influenzati anche da fenomeni di invecchiamento, e sono destinati a peggiorare nel tempo se non adeguatamente trattati.

 

Salute sessuale e genere 

 

Premesso che le donne hanno una maggiore attesa di vita rispetto agli uomini, va considerato che questo dato può risultare particolarmente favorevole anche sulla vita sessuale. È stato infatti rilevato che le donne perdono meno anni di vita sessualmente attiva a causa di patologie, rispetto agli uomini.

In un’ottica di genere tuttavia il sesso femminile è indubbiamente penalizzato da un punto di vista biologico dalla carenza ormonale postmenopausale, esperienza che non ha controparte nel sesso maschile che vede solo un lento declino della funzione gonadica con l’età.

La qualità della vita sessuale riconosce sicuramente un panorama molto ampio e multidimensionale, nel quale rientrano vari fattori psico-sociali e in particolare la qualità della relazione; è però importante evitare pregiudizi di genere che attribuiscano minor peso agli aspetti biologici della sessualità femminile che potrebbero far trascurare l’attenzione e la cura di specifici quadri clinici come l’AVV.

 

Eppure, molte donne preferiscono rinunciare…

 

L’influenza dell’atrofia vulvo-vaginale sulla vita sessuale pone le donne di fronte a un bivio: o porre rimedio al problema e mantenere una vita sessuale oppure sopportare i disturbi e rinunciare ad avere rapporti sessuali soddisfacenti.

La scelta è probabilmente condizionata anche da aspetti culturali. Uno studio (7) riporta infatti che nell’Europa meridionale le donne con AVV smettono di avere rapporti sessuali nel 18% dei casi, la percentuale sale al 22% nell’Europa settentrionale e al 27% nel Regno Unito, fino al 29% nel Nord America (Stati Uniti e Canada)

 

Perché rinunciare anziché curare?

 

È ampiamente documentato come la AVV sia ancora oggi una problematica clinica poco “riportata”, sottodiagnosticata e sottotrattata. Le motivazioni possono essere di diverso ordine.

Le donne possono essere reticenti a parlare dei propri sintomi per imbarazzo o perché ritengono   che il disturbo sia non rilevante o avvertito di scarso interesse da parte del    medico; esiste a volte la convinzione che non ci sia un rimedio, o possono essere presenti problemi di salute più rilevanti come nelle pazienti oncologiche che mettono in secondo piano la problematica.

A tutto ciò può aggiungersi il timore di seguire una terapia ormonale, nonostante esistano dati di sicurezza molto rassicuranti ottenuti con la terapia estrogenica locale. D’altra parte è ben dimostrato che i trattamenti di questo tipo sono molto efficaci nella risoluzione dei sintomi dell’Atrofia vulvo-vaginale (con particolare riferimento a quelli che influiscono sulla vita sessuale), sia se assunti per via locale o con una terapia ormonale sistemica. Esistono inoltre diverse strategie non ormonali, anch’esse molto efficaci e sicure, quali trattamenti fisici (laser, radiofrequenza) e lubrificanti e idratanti, che andrebbero sempre comunque associati anche agli altri trattamenti.

La terapia, farmacologica e non, dovrebbe essere prescritta il più precocemente possibile e mantenuta a lungo termine, con rivalutazioni periodiche e adattandola di volta in volta alle esigenze e all’età della donna.

Importante sottolineare che la possibilità di mantenere una buona frequenza di rapporti rientra nella strategia terapeutica della AVV.

 

 La consapevolezza femminile va avanti

 

Secondo gli ultimi studi, le donne in post-menopausa stanno comunque diventando sempre più consapevoli del fatto che preservare una longevità della propria salute urogenitale e sessuale sia un passo importante nella parità di genere e nella vita sana.

E’ quindi raccomandato che gli stessi medici specialisti dimostrino maggiore interesse e sensibilità alle problematiche della AVV e che siano formati a effettuare una indagine accurata sui sintomi soggetti invitando le pazienti riferirli, eseguire un esame clinico mirato, valutare eventuali problematiche di coppia, chiarire l’andamento cronico e progressivo della AVV e presentarne infine le diverse opzioni terapeutiche.

L’obiettivo finale da perseguire è un’alleanza con la paziente al fine di prevenire le conseguenze a lungo termine, sulla salute generale e sessuale, associate alla carenza di estrogeni.   

 

Prof.ssa Gloria Bonaccorsi

Professore Associato, Università di Ferrara – Dipartimento di Medicina Traslazionale e per la Romagna  , Sezione di Ginecologia e Ostetricia.

Direttrice Centro di Ricerca per lo studio della Menopausa e dell’Osteoporosi

www.unife.it/centri/cmo

 

Bibliografia

  1. The North American Menopause Society (NAMS). The 2020 genitourinary syndrome of menopause position statement of The North American Menopause Society. 2020 Sep;27(9):976-992.
  2. Palma F, Volpe A, Villa P, Cagnacci A; Writing group of AGATA study. Vaginal atrophy of women in postmenopause results from a multicentric observational study: the AGATA study. Maturitas 2016;83:40–4.
  3. Cagnacci A, Xholli A, Sclauzero M, Venier M, Palma F,Gambacciani M; writing group of the ANGEL study. Vaginal atrophy across the menopausal age: results from the ANGEL study. Climacteric 2019;22:85–9
  4. Palacios S, Nappi RE, Bruyniks N, Particco M, Panay N; EVES Study Investigators. The European Vulvovaginal Epidemiological Survey (EVES): prevalence, symptoms and impact of vulvovaginal atrophy of menopause. Climacteric2018;21:286–91
  5. Scavello I, Maseroli E, Di Stasi V, Vignozzi L. Sexual Health in Menopause. Medicina (Kaunas) 2019;55(9):559.
  6. Nappi RE, Palacios S, Bruyniks N, Particco M, Panay N; EVES Study The burden of vulvovaginal atrophy on women’s daily living: implications on quality of life from a face-to-face real-life survey.Menopause 2019;26:485-491.
  7. Nappi RE, Martini E, Cucinella L, et al. Addressing Vulvovaginal Atrophy (VVA)/Genitourinary Syndrome of Menopause (GSM) for Healthy Aging in Women.Front Endocrinol (Lausanne) 2019;10:561.

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